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Arrevuoto

Come un fenomeno carsico riemerge il desiderio di teatro, non quello di rappresentazione ma quello di partecipazione.

E’ questo il principio attivo che mi porto dentro, come un virus, e che contribuisce all’idea-azione di perfoming media sempre più proiettata nel web 2.0.
C’è ancora qualcuno che s’interroga su cosa significa web 2.0?

Significa: la rete siamo noi, i contenuti e le relazioni generate dagli utenti, dagli spettatori, dai cittadini attivi.

E’ quello che con teatron.org si fa già dal 1996 con i primi diarii on line dei Laboratori d’Arte dello Spettatore, e poi nel 1999 con il diario della Biennale Teatro di Venezia e l’anno dopo con il Cantiere Orlando del Teatro delle Albe.

E sono ancora loro, meglio: Marco Martinelli, il loro regista-sciamano, a rilanciare questo desiderio di teatro ludico-partecipativo.

Accade con Arrevuoto, happening sottosopra ( è ciò che significa in dialetto napoletano) di Martinelli con un centinaio quasi (82 in scena e tanti altri intorno, complici… performer-militanti della Non-Scuola) ad occupare il teatro Mercadante di Napoli con l’ultimo tratto triennale (un pastone di Molière, dopo quelli di Aristofane e Jarry) di un progetto che ha messo radici a Scampia.
Eccone un frammento preso da YouTube. Con i ragazzi in assembramento duro, da ultras dionisiaci che mettono in mezzo il misantropo…

carloi said,

aprile 26, 2008 @ 13:48

e continuo qui, nel commentario, a riflettere sull’altra sera a Napoli, nel Mercadante così vitalizzato dall’energia plebea di quei ragazzi…
E penso a come il seicento del Moliere masticato come un chewingum da quella masnada di adolescenti
(dai 10 ai 17 anni… a proposito vai a vedere quello che ho scritto sull’esperieneza fiamminga http://www.performingmedia.org/edutainment/#comments )
abbia a che fare con un seicento di una Napoli capitale culturale europea d’allora.
C’è qualcosa che innerva la dimensione plebea con quella aristocratica, è un mix potente che vidi fiorire ai primi anni ottanta, dopo il terremoto. Quello fu un arrevuoto vero. Ora si è a rischio implosione.
Ma tornando all’happening (è questo il termine + corretto… ricopriamo questo senso di performance espansa) va detto che la regia opera, con una conduzione sciamanica, interpretando le energie in campo, ciò che di teatro c’è nell’alterità naturale di
quei ragazzi, faccia per faccia.
Lo stesso Marco, infatti, parla di “messa in vita” piuttosto che di messa in scena.
E il dato quantitativo dei performer moltiplica il fattore. E l’azione di estende in platea, imponendo alla fine un corteo interno, con tutti, fino alla pirotecnia finale.
Che suggella il caos con il caos.
Senza testa nè coda (anche se il Misantropo torna…). Arrevuoto. Punto.

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