Urban Experience per l’Ottobrata Romana
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Ti ritrovi al buio accompagnato per mano e vieni invitato a coccolarti accanto ad un monticello di torba che ti fa da cuscino.
Sepolto lì c’è un vasetto di vetro con un acino di uva che abbiamo spremuto con le dita. E grazie a quella piccola magia artigiana che sa essere il teatro, rovistando tra la terra, spunterà un vasetto che contiene del vino, un ottimo Brunello di Montalcino.
Si tratta di uno di quei percorsi sensoriali del Teatro de los Sentidos, esperienze straordinarie (ricordo ancora Oracoli, sottile viaggio iniziatico alla ricerca di un mistero che non può che rivelarsi nella nostra percezione accesa, fuori dal senso comune) che dimostrano che il teatro scaturisce più che dalla rappresentazione dalla partecipazione intensa e dall’empatia.
Ciò che è accaduto nel borgo toscano che domina la splendida Val d’Orcia (lì capisci che un paesaggio è non solo bello ma giacimento culturale) come momento conclusivo di un workshop prodotto dal Festival di Montalcino.
Un’esperienza attiva che fa riflettere su come si possa e si debba lavorare nel territorio per esaltarne le potenzialità, rivelandone il segreto, il genius loci.
Una buona palestra per l’arte dello spettatore, centrata sul valore dei punti di vita espressi dalla partecipazione sollecitata.

Leggo delle polemiche sui disagi subiti x partecipare alla performance della Fura dels Baus alla Cava di Carrara nell’ambito di Lunatica.
Penso prima di tutto al coraggio e all’impegno organizzativo intrapreso x uno degli eventi + forti dell’estate.
E’ 1/4 di secolo che seguo la Fura (vedi il testo che ho scritto nel 2001 x il RavennaFestival) e so che è nella radicalità delle loro azioni che risiede il principio attivo di un teatro emozionale, non drammaturgico, spiazzante, debordante.
Ciò che è stato visto con gioia partecipativa nella cava di Fantascritti, luogo a suo modo radicale, aspro e inquietante, ha confermato questa qualità direttamente proporzionale all’impatto percettivo e al felice spiazzamento dello sguardo.
A controbilanciare questo dato c’è il problema dei flussi degli spettatori in andata e ritorno dalla Cava con pullman che alcuni hanno sostenuto insufficenti.
Ciò che ho riscontrato come problema riguarda principalmente il percorso difficoltoso e lento dei mezzi x via delle strettoie e il traffico in città. I mezzi potevano essere sufficenti…
Ma se devo prendere una posizione netta difendo, senza dubbio, il coraggio organizzativo e la scelta culturale de La Fura.
Per quanto riguarda il futuro propongo una cosa precisa: abituarsi a seguire con più attenzione la domanda culturale e porre una moratoria all’offerta di spettacoli. Utilizzare il web per seguire le indicazioni e i feedback degli utenti, e quindi prenotare, registrare i profili dei diversi target e a questo punto premiare con attenzioni particolari. Chi si fosse prenotato (con un form particolare, teso a stringere relazione con l’ente pubblico promotore) avrebbe potuto avere una corsia preferenziale, come con il telepass.
A questo punto lancio un’indicazione precisa: utilizzare gli eventi come occasione ideale per sollecitare, sondare e qualificare la partecipazione attiva dei cittadini, sperimentando modalità di gestione e progettazione del nuovo spazio pubblico, il web. Così com’è stato fatto dal teatro 2500 anni fa.
Per concludere con la questione della Fura alla Cava. La domanda da fare è: perchè al ritorno non si è organizzata un sistema di file (a segmenti, per velocizzare l’accesso ai pullman, come nei varchi aereoportuali) per risolvere il problema dell’assalto alla diligenza?
ecco a seguire la nota che scrissi x il Ravenna Festival 2001
Il teatro è, per eccellenza, luogo. Lo dice la parola stessa, dal greco, theatron: il luogo dello sguardo. E il festival di napoli me lo ricorda. Gioca con la città, ne re-interpreta i luoghi più particolari, a partire dal Real Albergo dei Poveri, un capolavoro architettonico del welfare settecentesco (con le ambientazioni di Corsetti e di Frattaroli, emblematico il suo De Sade pruriginoso, imabarazzante ma perfetto per quel contesto post-illuminista) , fino all’idea forte: la verticalità della città, dalle terrazze ai sotterranei.
Ecco ora i miei sguardi frammentati (copio-incollo e riedito un pochino, con link…) attraverso il microblogging di twitter che è ormai conosciuto ai più dopo i conflitti di Teheran, dove gli insorti stanno usando twitter x comunicare al mondo, dopo che i loro blog sono stati chiusi.
TeatroNA è la tag che ho usato x ripescare tutti i post pertinenti alla mia mission teatrale napoletana. Scandisco ora gli interventi (di max 140 battute) con #.
#TeatroNA, sto x scendere di nuovo nella NA sotterranea x l’azione site specific di muta imago #solco il decumano verso s.gregorio armeno e assaggio uno dei cioccolati + buoni d’europa#buio e umido e donne ritagliate dalla luce che sembrano colpi di pennello zen# rumore di fondo che sa di under world e quelle amazzoni che scandiscono marce#sono gli elementi a fare teatro secondo una tutta loro vera drammaturgia artigiana di luce e suono #su una terrazza sbirciamo con binocoli e ascoltiamo i dialoghi lontani. Sono in Roof #ascolto con cuffie radio e seguo la sequenza di drammaturgia sonora che flirta con il reale.
nella foto MutaImago nel sottosuolo di Napoli
Fare economia va ben oltre il profitto, significa risparmiare o meglio ancora ottimizzare le risorse. In relazione alla cultura e alla sua ragione fondante che concerne la trasmissione del suo valore, penso a quanto sia decisivo attivare, per fare economia della cultura, ciò che definisco il circolo virtuoso del feedback: intercettare, dare forma e valorizzare lo sguardo degli spettatori-utenti-cittadini.
Un esempio, tra i tanti possibili, è nel modo attraverso cui ho partecipato, mettendo in rete i miei sguardi, al TeatroFestival di Napoli (con tag teatroNA) e qualche giorno fa al workshop su Economia della Cultura all’Ara Pacis di Roma dove ho usato twitter in corso d’opera x pubblicare al volo i miei appunti, usando come tag Move on.
Note sparse che sono state però funzionali verso la fine dell’incontro x realizzare una TAG CLOUD che è stata sia proiettata sul grande schermo sia trasmessa via bluetooth a chi s’è aperto.
#Move on, sta x iniziare il workshop che lancia una buona domanda Quale economia reale x una cultura reale ?
#Move on, reale: ciò che incide, quanta cultura è ancora troppo autoreferenziale ? Qual’è la misura ? L’audience ? L impatto ambientale ?
#Move on o l’orientamento verso un mondo che cambia? Economia dei flussi urbani sollecitati da eventi-dispositivi
#move on tag dal workshop su economia della cultura : 2,6 % pil
#Move on , se quello è il pil prodotto dalla cultura poniamo la questione: prodotto migliore rispetto a cosa ?
#Move on , con Esterni si entra nel merito : design pubblico: progettare inventare uso della città
#Move on , da Giffoni film fest emerge glocal tag strategica
#Move on , da Comicon tag videogame, come nuovo prodotto culturale crossmedia
Sembrano messaggi in codice, scritti mentre s’ascolta ma utili x ricombinare gli elementi messi in campo ed estrarre queste tag:
pil, fil , business etico, glocal , economia olistica, crossmedia , design pubblico , betatesting visioni del mondo, glocal, videogame, experience, performing media, geoblog, auto-organizzazione, web 2.0
Penso e incollo qui, riordinando (anche perchè twitter mette in cima i + recenti…invertendo il senso del discorso…è la dinamica frammentaria del microblogging) le notazioni che ho pubblicato su twitter . Con la TAG teatroNA si ripescano tutte…
1. _ TeatroNA. vado a napoli: sotterranei (40 metri sotto) con stalker scozzesi e De Sade. verso gli inferi, insomma. Sento già odor di zolfo. about 22 hours ago from web
2. _ TeatroNA, Le cavità di Na regno di sub culture alterità penso a ciò che negli anni 80 s’era capito qui piuttosto che altrove about 16 hours ago from mobile web ( P.S.mi riferisco a quando, nei primi anni ottanta, sull’onda della post-avanguardia teatrale Napoli si rivelò strepitoso laboratorio antropologico postomoderno, si anticiparono molti segnali di mutazione, li vissi in pieno, in prima linea…)
3. _ TeatroNA C è + teatro nei sotterranei che nell’interpretazione senza qualità. + genius loci che attori about 14 hours ago from mobile web
4. _ teatroNA, qui lo spettacolo sottoterra http://bit.ly/omLnM . + contenitore che contenuto 3 minutes ago from web
5. _ teatroNa,ripesco post senza tag:”sto x scendere nei rifugi antiaerei di NA x Monaciello”. L’ho mandato prima di scendere 40m sotto. 7 minutes ago from web
6. _ TeatroNA, De Sade esalta la poetica del male e Frattaroli si autocompiace nel sadismo about 12 hours ago from mobile web
7. _ TeatroNA, teatroNA, sto parlando di questo http://bit.ly/woZt9 , importante x la lettura di Sade ma 13 minutes ago from mobile web
8. _ teatroNA, …inaccettabile x la violenza sessuale messinscena. moralismo? no, buon gusto. E non basta il Frattaroli Style. Qual’è la soglia? 10 minutes ago from web
9. _ TeatroNA, è di un male non banale che si tratta ma lo stile dell’estremo non concede condivisione about 12 hours ago from mobile web
10. _ TeatroNA, si esagera in quel Sade, too much, non è + tempo di provocazioni… e il border-line simulato imbarazza about 2 hours ago from mobile web
11. _ TeatroNA, eleganza e stile teatrale non bastano: penetrazioni e scudisciate non sono sostenibili, c’è chi se ne va, anch’io ma con la mente. 18 minutes ago from web
E visto che ci sono (ho appena ritoccato la scrittura barbara da microblogging…) provo a concludere quell’infornata di visioni teatrali con un ultimo appunto, riprendendo un sms che mi ha mandato Enrico Frattaroli: “Con Sade non si può essere moderatamente eccessivi. E’ un assoluto (…).”
Perchè, mi dico, cercare di portare la nostra coscienza verso il punto di rottura? Forse dico questo perchè ho già dato, ho già visto… Ma il punto non è qui.
E’ ancora una volta nella forma: nella condizione percettiva verso cui siamo indirizzati da uno spettacolo che dietro un impianto elegante ( e sapiente, secondo degli stilemi ben collaudati da Frattaroli) cerca di radicalizzare solo attraverso una perversione sessuale di fronte alla quale essere spettatori è quantomeno scomodo.
Una nota sulla foto:
Scudisciate. Qual’è la soglia della sostenibilità dello sguardo? Perchè condividere?
Non faccio + il critico teatrale dal secolo scorso…e salutando gli amici sulla navetta in transito x gli eventi del NapoliTeatroFestival mi viene da dire… non ci vediamo da un teatro fa…
Ma faccio, anzi sono spettatore, utente e cittadino attivo che si diverte a rilanciare il suo sguardo teatrale anche sulla piattaforma di microblogging sulla cresta dell’onda (3712% di accessi in più nell’ultimo anno…mentre facebook è sotto il 700%…numeroni comunque) TWITTER.
E mi trovo a scrivere al volo con l’andazzo da sms, i frammenti immediati del mio sguardo che rilancio in termini partecipativi sulla mia pagina di twitter .
In ogni caso li pubblico anche qui (perchè sono + visibili, visto che non ho lanciato la campagna followers su twitter…), sembrano sconclusionati…anche perchè i recenti sono di fatto conseguenti ai frammenti precedenti…ma penso che questo andamento corrisponda alla realtà del nostro sguardo reale: non lineare, i-pertinente, prismatico, casuale, evocativo, intimo, implicito…
Eccoli:
a proposito di twitter: ecco un video su come funziona

Gnuletter di marzo, luna calante, in cui si tratta di