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Lettera aperta a Bruno Vespa sui Blog

Gnuletter di marzo, luna crescente, in cui si tratta di

  • Lettera aperta a Bruno Vespa,
  • Conferenza sul Performing Media a Grottammare,
  • Inizio del corso all’Accademia di Belle Arti di Macerata,
  • Laboratorio di scrittura on line alla Casa delle Letterature di Roma,
  • Master su WebMediaDesign allo IED di Roma,
  • XIII Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime delle mafie,
  • Inaugurazione del PerformingMediaLab a Torino,
  • Geoblog dei beni confiscati alle mafie.

xmedialab_omoradiante.JPG

  • Arriva un po’ in ritardo: non era potuta entrare nelle news precedenti…Questa che segue è la lettera aperta rivolta a Bruno Vespa e a tutti quelli che ancora non vogliono capire le potenzialità sociali della rete.

Puoi firmarla, se vuoi!
E questo è il video su YouTube dello spezzone di PortaaPorta in cui si banalizza di blog…

  • A Grottammare (Ascoli Piceno), Sala Kursaal (Lungomare C. Colombo) il 14 marzo 2008 ore 21,30, c’è la Conferenza-spettacolo multimediale promossa da Blow Up

Performing Media. Dal videoteatro all’interaction design. Navigazione guidata nel CD-Rom E_Motion: corpi e movimenti elettronici (con estratti video di Stelarc. Studio Azzurro, AIEP, Antunez, etc) e da web (TarantaVideoblog, Mappe Emozionali su geoblog, Ambienti Interattivi).

  • Alla Casa delle Letterature di Roma stanno per partire i laboratori della scuola di scrittura creativa Omero.Si segnala in particolare quello di scrittura on line che partirà il 31 marzo.

E’ opportuno partecipare al bando di iscrizione.

  • Sono aperte le iscrizioni al Master IED su WebMediaDesign, dove si svolgeranno dei moduli sul Performing Media

Altre informazioni su

Il 15 marzo si svolge a Bari la XIII Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime delle mafie promossa da Libera
A Torino, in vista di quell’appuntamento, verranno inaugurati due nuovi spazi pubblici:
i giardini dedicati alla memoria di Peppino Impastato e il Performing Media Lab realizzato in un locale confiscato alla camorra
Il Performing Media Lab di Acmos e Libera sta sviluppando un geoblog sui beni confiscati alle mafie

ola said,

marzo 14, 2008 @ 11:47

ecco il comunicato dell’incontro a Grottammare

L’associazione Blow up
presenta a Grottammare (AP), Sala Kursaal
14 marzo 2008 ore 21,30

Performing Media
Dal videoteatro all’interaction design
Conferenza-spettacolo multimediale di Carlo Infante.

Navigazione guidata nel CD-Rom E_Motion: corpi e movimenti elettronici (con estratti video di Stelarc. Studio Azzurro, Antunez, etc) e da web (TarantaVideoblog, Mappe Emozionali su geoblog, Ambienti Interattivi).
http://www.performingmedia.org

Società dell’Informazione, comunicazione interattiva, intelligenza connettiva: concetti sentiti spesso in giro, ma quasi mai calati nella realtà con tono divulgativo e soprattutto con l’intenzione di renderli vivi espandendo energia partecipativa, reinventando un’idea di spazio pubblico esteso alla rete. Per dissipare una vaghezza dovuta alla scarsa conoscenza di pratiche che possono rivelarsi straordinariamente efficaci, è in programma un decisivo incontro nell’ambito della rassegna Staccando l’ombra da terra. Invitato dall’associazione Blow up (sempre più impegnata nella creatività sociale) e introdotto da Tommaso La Selva, il critico militante (e “seminatore di spore”, come lui stesso si definisce) Carlo Infante terrà una conferenza-spettacolo multimediale dal titolo Performing Media. Dal videoteatro all’interaction design, ricognizione ipermediale sul rapporto tra performance e nuovi media e riflessione teorica sull’interazione sociale e creativa con i sistemi della comunicazione digitale. Si parlerà, ma soprattutto si farà esperienza, di creatività e tecnologie e di come si promuovono e producono opportunità inventando nuovi format di comunicazione. La conferenza prenderà spunto dalle prime esperienze del videoteatro, che già vent’anni fa, proprio a Grottammare (la felice circostanza rende la serata ancora più preziosa), vedevano Infante protagonista: “Credo che una buona definizione di teatro possa essere quella di simulazione fisica di uno spazio mentale; portare fuori attraverso l’azione e l’espressione verbale qualcosa che risiede nella mente, sentimenti, stati d’animo, visioni mitiche. Questo portare fuori, rendendolo pubblico, ciò che sta esclusivamente all’interno della sfera privata, ha fatto che sì che si sviluppasse la mente pubblica, ciò che definiamo civiltà. Oggi, di fronte all’avvento della Società dell’Informazione, ci poniamo le stesse domande ma rivolte ad uno spazio pubblico fatto di bit, le unità minime dell’informazione digitale, attraverso cui transitano le nuove espressioni dell’interagire umano, dalle transazioni economiche all’empatia dei blog.”
La conferenza-spettacolo al Kursaal è un’occasione da non perdere in tempi di accese discussioni sulla politica della rete, di spericolate aste WiMax (per l’accesso wireless a Internet), sui social networking e sulle strategie di infomobilità dei telefonini. Temi che Infante ha trattato nel suo ultimo libro “Performing Media 1.1 Politica e poetica delle reti” (Memori, 2006), che vede la prefazione di Beppe Grillo. Temi su cui opera costantemente anche in questo territorio dove è stato uno dei promotori del progetto Glocal ad Ascoli Piceno e di http://www.comunanze.net.
Nel corso della serata interverrà come discussant anche Mario Savini, docente di Net.Art all’Accademia di Belle Arti di Macerata.
Diceva Nietzsche che libertà dello spirito è fare della propria vita un esperimento: se “la rete siamo noi”, è ora di dimostrarlo.

Carlo Infante è libero docente di “Performing Media” nelle Università, Accademie e altre agenzie formative che tendono ad interpretare l’Innovazione attraverso l’uso sociale e culturale dei nuovi media. Ha diretto, negli anni Ottanta, festival come “Scenari dell’Immateriale” a Narni, condotto (anche come autore) trasmissioni radiofoniche su Radio1 e Radio3, televisive come “Mediamente.scuola” su RAI3, satellitari-live set come “FuturChannel” su Stream. Autore, tra l’altro, di “Imparare giocando. L’interattività tra teatro e ipermedia” (Bollati Boringhieri, 2000), “Performing Media. La nuova spettacolarità della comunicazione interattiva e mobile” (Novecentolibri, 2004), “Performing Media 1.1 Politica e poetica delle reti” (Memori, 2006) e di molti altri saggi e articoli per più testate (attualmente con MyMedia, 7thFloor, Nuova Ecologia, Left, Liberazione, Sole24ore). Progetta interaction design urbano (www.europedia.it) e piattaforme di creatività connettiva (come i geoblog) e di social networking territoriale, tutto linkato sul blog http://www.performingmedia.org. Promuove la creazione di Performing Media Lab per l’uso sociale e creativo dei nuovi media.

carloi said,

marzo 30, 2008 @ 23:42

La scrittura connettiva

di Carlo Infante (*)

La condizione digitale, già con l’ipertesto, e ancor più con lo sviluppo delle reti sta ridefinendo il concetto di scrittura.
E’ sempre più ibrida: si confonde con l’energia propria dell’oralità per andare oltre le specificità sedimentate in secoli di perfezionamento di una tecnologia che è passata dalla mera funzionalità di gestione della memoria degli ordinamenti (religiosi, politici ed economici) a quella creativa della produzione d’immaginario, nelle diverse forme della poesia, della prosa, del romanzo.
Ecco l’epicentro della questione: la mutazione della scrittura comporta il radicale cambiamento delle competenze, o perlomeno l’insorgenza di nuove attitudini , nuovi comportamenti che si traducono in linguaggio.
Stiamo entrando nella Società dell’Informazione e la scrittura gioca un ruolo troppo importante per lasciarla in custodia solo agli scrittori, ai giornalisti o …
Scrivere è comunicare, anche se non è scontato.
Chi l’esercita negli SMS, o nelle chat, o in email o in un blog, lo sa (tendenzialmente) e lo dimostra.
Sa quanto il proprio pensiero tenda ad avvicinarsi all’azione.
La scrittura sta mutando, si sta avverando il presagio di McLuhan per cui l’era elettrica pervade la condizione umana trasformandola, condizionando di conseguenza tutte le sue espressioni.
La scrittura, una delle tecnologie più complesse tra quelle che l’uomo ha inventato in questi millenni, sta superando la condizione alfabetica per comporre una polisemia che contempla suono ed immagine, come nelle soluzioni ipermediali o nelle animazioni in Flash. Supera il “brainframe” (come lo ha definito Derrick De Kerckhove) alfabetico per espandersi ad una sfera comunicazionale più ampia, più naturale (secondo il principio filogenetico della nostra essenza multisensoriale) rispetto a quella più settoriale (più artificiale) dell’esercizio alfabetico.
Il dato che intendo rilevare in prima istanza è quello sociale che attraverso una serie di nuovi comportamenti determina l’impatto di una generazione con un sistema educativo che ancora non sa cogliere gli aspetti culturali di questa mutazione della scrittura.
In un tratto ulteriore della mia ricognizione teorica focalizzo l’attenzione su una progettualità (basata su un Osservatorio ed un concorso promosso alla Fiera del Libro dal 2003) che ho definito “scrittura mutante” (1), in cui si tratta proprio di questi spostamenti progressivi del piacere di comunicare scrivendo il visibile.
Ora che ci penso “scritture del visibile” era il titolo di un altro concorso promosso all’interno del festival “Scenari dell’Immateriale” di Narni, dove cercavo di focalizzare l’attenzione sugli storyboard intese come scrittura progettuale per il video. Esistono infatti dei punti di contatto tra le pratiche della videocreazione e l’ipermedialità. si tratta di un’evoluzione delle culture elettroniche che con la dimensione digitale ha comunque fatto un paradigmatico salto di qualità verso l’interattività.
Ma facciamo dei passi indietro: sviluppiamo la riflessione sulla condizione connettiva della scrittura.
Non si può certo ignorare che i giovani e giovanissimi di oggi vivranno in un sistema in cui sarà decisivo trovare il modo per creare modelli produttivi e sociali attraverso lo scambio di informazioni in rete.
I nodi che porta con sé la nuova generazione arrivano quindi al pettine, anche se molti tendono a concentrarsi più sul pettine delle tecnologie piuttosto che sui nodi antropologici che riguardano il valore base del processo formativo: mettere in circolo risorsa cognitiva, reattiva, partecipativa.
Per liberare quelle risorse il processo educativo ha bisogno della dimensione creativa, è ovvio..
Non è un’affermazione scontata come può apparire a qualcuno, ciò che intendiamo per creatività riguarda fondamentalmente la capacità umana di ambientarsi in nuovi contesti, trovare risposte a domande mai poste, inventare nuove forme per rappresentare il mondo esterno ed esprimere la propria soggettività.
Ambientarsi nel mondo telematico della molteplicità delle fonti informative significa, tra le tante cose, reinventare il nostro rapporto con il linguaggio alfabetico, rendendolo meno lineare come le pratiche dell’ipertesto in rete sottende.
Ambientarsi nella Società dell’Informazione significa quindi trovare il modo più efficace per trattare delle nuove forme di cittadinanza in stretta correlazione con il sistema formativo (istituzionale e non) .
Un elemento determinante perché gli studenti di oggi sono, a tutti gli effetti, protagonisti della società in divenire.
Quell’efficacia risiede probabilmente nell’approccio ludico con quegli ambienti interattivi che sollecitano quella dinamicità dello sguardo che le nuove generazioni esprimono.
Già Jeremy Rifkin ( 2) dichiara che si sta passando dall’”homo faber” della società industriale all’”homo ludens” agile nel selezionare le informazioni per tradurle in valore.
Gioco, dopotutto, é una delle migliori parole chiave per interpretare quella flessibilità psicologica che sottende la mutazione in corso sotto il segno dell’evoluzione tecnologica.
Gioco è una parola che possiamo quindi permetterci di porre in stretta relazione con la “comunicazione”, nuova materia prima della società delle reti.
“Mettersi in gioco” è, infatti, il principio attivo di quella complessità interpersonale che conduce verso il superamento dei ruoli prestabiliti e delle competenze stabilizzate in un mondo che sta mutando attraverso le opportunità offerte dalle reti telematiche.
Lavorare in rete, per intenderci, non è solo telelavoro (“a distanza” o meno che sia) ma introduce ad una nuova operatività fondata sulla cooperazione e la condivisione: la connettività, il nuovo contatto.
E’ questa connettività, da intendere non solo come condizione tecnologica ma psicologica a tutti gli effetti; una connettività sia interna (attraverso sinapsi più serrate) che esterna, attraverso una nuova fluidità dello scambio interumano.

Autori di se stessi
Ci sarebbe da riflettere sulle proprietà filogenetiche del gioco come forma privilegiata d’apprendimento (3) ma trovo più opportuno centrare alcuni aspetti particolari come quello di percezione condivisa e di partecipazione attiva. Aspetti che riguardano lo sviluppo sociale della psicologia individuale attraverso quelle forme che nella “paideia”, nel processo pedagogico in cui viene coinvolto il bambino, riguardano moltissimo anche l’animazione teatrale. Quelle forme in cui s’impara ad usare il corpo nello spazio, interagendo con gli altri, scoprendo il tempo come andamento interno, sperimentando i linguaggi.
Cosa c’entra questo con Internet?
C’entra perché per arrivare ad agire nelle reti, intendendole non solo come strumenti ma come ambienti in cui costruire relazioni ed azioni sociali, c’é da accogliere necessariamente l’idea di un nuovo ambientamento psicologico.
Sherry Turkle (4) scrutando questo fenomeno, afferma con straordinaria lucidità che “i giocatori diventano autori non soltanto del testo ma anche di se stessi”, attivando cioè quel processo psicologico (tra l’altro già presente, da sempre, nei giochi infantili) di metamorfosi della propria identità, trasportandola nella rete con funzioni diverse secondo le opportunità.
Il gioco dell'”identità multipla distribuita”, può diventare così un procedimento per agire costantemente nella rete alimentando il dibattito nelle chat o in altri ambiti, attivando una funzione educativa: quella di ambientarsi in quel “non-luogo” che è la rete in cui c’è molto bisogno d’interrelazione umana, ludica e creativa, per poter costruire uno spazio socializzabile.
Allo stesso tempo crediamo che l’esercizio della scrittura in ambiente digitale possa essere meno mediato e più vicino alla nostra esperienza soggettiva.
Già questo è uno dei primi paradossi: l’esperienza più privata (come quella del diario) diventa la più pubblica (su Internet), la più locale (la soggettività) si fa la più globale (la connettività del web). Uno straordinario cortocircuito psicologico, antropologico, culturale, epistemologico. Un dato che va ben oltre quello tecnologico.

Blog, il diario di bordo on line
Il fatto che attraverso le reti, in particolari ambienti come i forum, o i “web-log” (i diari di bordo on line, detti anche “blog”) si possa sviluppare una scrittura immediata (meno mediata da sovrastrutture formali), soggettiva e tesa a sollecitare partecipazione, in alcuni casi, proprio come in una conversazione, è da considerare come un fatto che rende esplicita la potenzialità connettiva.
Si stanno delineando fattori che caratterizzano una nuova espressione culturale che , se diffusa negli ambiti sociali ed educativi, contribuirà ad un processo attraverso cui ciò che definiamo cultura potrà avvicinarsi sempre di più a ciò che è la comunicazione reale, interpersonale, intesa come un “comunicare con” e non più solo il “comunicare a” a cui ci ha viziati il sistema dei mass-media.
Reciprocità quindi, interazione dei soggetti, partecipazione, empatia.
Esempio cardine di questa espansione culturale nell’ambiente della rete è certamente il web-log, comunemente definito “blog” : il diario di bordo on line che ha dato forma a ciò che era già insito nella pratica dei forum on line: la comunicazione diretta e partecipativa.
Il blog è uno spazio che permette di esprimersi e raccontarsi pubblicando nel web senza dover passare attraverso le competenze di un webmaster. Basato su un software molto simile a quello dei forum consente di sollecitare l’impronta soggettiva della composizione della scrittura in rete poiché tende in modo inconfondibile alla forma del diario con data e ora della pubblicazione, time by time.
Il blog significa anche “traccia su rete” e le prime di queste tracce risalgono al 1997 negli Stati Uniti, anche se, a dire il vero, nello stesso anno a Torino, in occasione della Biennale dei Giovani Artisti del Mediterraneo curai un diario di bordo on line con il consorzio Gruppo Entasis ( il link è perduto ma spero di riattivarlo su http://www.performingmedia.org al più presto) che si basava sullo stesso principio, anche se le pagine erano composte con editing in html da diverse multitask-force, con immagini e brevi filmati (già allora avevamo a disposizione una rete ADSL, era il 1997, lo ricordo).
Il fenomeno dei blog fa risorgere l’idea spontanea su cui si sono sviluppate le radio libere negli anni settanta, un fenomeno che sta alla base dello spirito originario d’Internet. Il fatto di poter pensare ad un azione pubblica dei blog come modalità di scrittura partecipativa è uno dei punti caldi della mia considerazione sui performing media: agire attraverso le nuove tecnologie di comunicazione per creare iniziativa pubblica. Tornando alla radio, che considero uno dei media più performativi, va detto che nel loro processo di miniaturizzazione, gli apparecchi radio sono stati portati fuori dalle case per inserirsi nella mobilità (automobili, barche, autotreni) fino ad essere portatili (sempre più piccole, fino ad essere inserite nei telefoni cellulari o nei tessuti). Così ora, grazie al Wi-Fi, è possibile secondo uno spirito molto simile a quello delle radio libere, intervenire con i blog in situazioni pubbliche come quelle realizzate in “Cyberscope” , un format di comunicazione pubblica prodotto per la Regione Valle d’Aosta, o quello per EMS (Esperienze Multimediali Scuola) a Bolzano e altre ancora (5).

Visual web-log, web-tag, Wiki e altri format del web
I Blog hanno anche alcune somiglianze con il Wiki, che può essere considerato come una forma più evoluta del blog. A differenza di questo, che ha la caratteristica della soggettività propria della scrittura di un diario di bordo on line, il Wiki, tende ad essere intersoggettivo e molto ipertestuale, fino a porsi come una sorta di futura enciclopedia in progress. Un’idea che attinge alla sorgente ideale del copyleft, per cui la conoscenza viene liberata, espandendosi in maniera orizzontale, reticolare, senza limiti e balzelli.
La parola “wiki” proviene dalla lingua hawaiana per cui “wikiwiki” vuol dire “veloce”: corrisponde ad uno dei principi aurei del blog secondo cui ha valore partecipare attraverso l’immediatezza della comunicazione on line, come in un confronto serrato frutto di una bella conversazione. Un link http://it.wikipedia.org , altri su http://www.performingmedia.org.
Altri format web emblematici per questa stessa caratteristica ludico-partecipativa sono quelli che ho definito, in diversi ambiti d’intervento, i visual web-log come quello che ho curato all’interno del Contemporanea Festival di Prato dove sono stati realizzati dei veloci web-clip, che catturavano i volti e le situazioni del festival, attraverso cui si sono rilevate le voci degli spettatori, per un’elaborazione sul campo, a getto continuo, che ha fatto del visual web-log, un diario ibrido di immagini e parole.
Altro format è quello dei web-tag (www.teatron.org/webtag ), realizzati per il festival “Ad Oriente di Roma” ed in particolare per la sezione che ho diretto “La Scena e altre energie. Suono, Hip Hop e nuovi media interattivi”.
Una buona definizione, divertente e autoironica, era “tracce fresche di e-motion capture” formulata dal gruppo Jaquemarts che ne ha curato l’edizione con animazioni flash, componendo immagini fotografiche, agili video e cartoon ad alto valore sarcastico.

Scrivere e partecipare in un forum on line
Portare nel web, attraverso i forum on line, l’impronta degli sguardi soggettivi e della partecipazione attiva attraverso la scrittura: ecco un buon modo per concepire la rete telematica come una reale piattaforma di cooperazione educativa e creativa.
La rete può infatti potenziare una pratica della scrittura che fa dell’esercizio della memoria soggettiva un atto comunicativo, inscritto in primo luogo nell’alveo di un’esperienza d’intelligenza connettiva.
Definire le peculiarità di questa scrittura in ambiente telematico ?
Certo, bastano tre parole: immediatezza, ipertestualità e connettività.
L’immediatezza è data dal fatto che quando si scrive on line si è proiettati nel gioco della comunicazione, si è sollecitati a “pensare in linea”, in una relazione con gli altri che ti spinge a metterti in gioco.
Nell’ambiente interattivo l’oralità e la scrittura si riavvicinano, facendo riaffiorare le intuizioni di quella “scrittura automatica” idealizzata dai surrealisti, proiettando però la soggettività dell’autoesplorazione con la dimensione pubblica del web, visibile da chiunque e dovunque.
L’ipertestualità è il processo informatico che realizza, al di fuori della nostra mente, le funzioni mentali più naturali: quelle associative. Quando si vede, si sente, si pensa qualcosa si tende ad accostare quei pensieri a qualcosa di simile. Si procede per combinazioni analogiche, in un gioco sinaptico (lo scambio chimico ed elettrico dei neuroni della nostra mente) che stimola i processi cognitivi ed immaginari.
L’ipertesto ci ha dimostrato come una nuova tecnologia possa contribuire ad espandere una nuova psicologia della comunicazione.
La connettività, l’attitudine propria del libero scambio di comunicazione telematica può aprire ad un nuovo approccio con l’espressione creativa perché ne potenzia il principio attivo di comunicazione, quello basato sulla condivisione. Il dato più forte da rilevare è nella capacità di mettere in relazione tra loro le diverse specificità dei linguaggi (sia alfabetici che audiovisivi) grazie a una tecnologia universale di comunicazione, qual è Internet, locale (la soggettività di chi scrive) e globale (il più ampio spazio pubblico) al contempo.
Un medium che si sta rivelando come uno straordinario vettore di nuova cultura e nuovi comportamenti

Dagli SMS ai software di scrittura “generativa”
Sono in molti a pensare che l’uso degli SMS (Short Message System) vada ad impoverire la proprietà del linguaggio.
Certo, quei piccoli messaggi sul cellulare sintetizzano all’estremo la scrittura.
Ma perché non vedere la questione da un altro punto di vista?
Ovvero da quell’oralità che inizia a tradursi in scrittura attraverso una tecnologia, una volta tanto, versatile, facile e portatile.
Questo è un aspetto che trova molto sviluppo nelle chat dove, oltre al semplice chiacchiericcio telematico, si attiva una comunicazione sincronica: quella che avviene nel tempo reale e condiviso con l’interlocutore. Come al telefono, con in più le parole scritte.
Quindi, se da una parte la scrittura perde struttura formale dall’altra acquista in spontaneità, immediatezza, insomma in comunicazione, accogliendo il flusso vitale dell’oralità.
Ma non è solo questione di vitalità comunicativa, visto che un concorso promosso dal quotidiano inglese The Guardian, all’interno del suo sito ( http://www.guardian.co.uk ), ha posto l’attenzione sul fenomeno dell’ SMS Poetry (interroga con questa definizione il motore di ricerca interno di quel sito o meglio ancora vai su http://www.performingmedia.org ) con la partecipazione di circa 7.500 componimenti, da cui sono stati selezionati un centinaio di sonetti veri e propri. E non si tratta solo di tradurre la poesia in un nuovo contenitore, ma di una mutazione del concetto stesso di scrittura poetica: scritta per condensazioni di parole da far rientrare nei 160 caratteri a disposizione per l’SMS.
Dove i cinque caratteri di un “ci sei” si risolvono nei due di C6. Sintesi estreme, e per alcuni versi banali, che fanno però emergere un particolare uso della lingua di cui si preannuncia un’evoluzione futura.
Il punto non è quindi solo nelle applicazioni tecnologicamente avanzate degli SMS (come per i software che permettono la composizione automatica delle parole in corso di digitazione) ma nelle trasformazioni psicologiche che l’uso di questi strumenti comporta.
Qui apriamo una piccola finestra (un “pop up”, come accade in alcune pagine web) sul rapporto che intercorre tra tecnologia e psicologia.
Si è disposti, in tal senso, a non associare l’idea di tecnologia solo alle macchine ma a pensarla come un’estensione del corpo e della mente?
La tecnologia-scrittura porta fuori di noi il pensiero, gli dà forma e lo deposita da qualche parte: un foglio, una lavagna, una pietra, uno schermo, anche quello piccolo di un cellulare. Le penne, i gessi, gli scalpelli, le tastiere che utilizziamo sono solo delle protesi; la tecnologia di riferimento è quindi nel software, ovvero l’alfabeto, sul quale basiamo l’articolazione della lingua.
Proviamo quindi a partire dal fatto che la scrittura è una tecnologia in quanto software della mente.
In passato scrivere significava fondamentalmente fissare nella memoria collettiva ciò che riguardava le più importanti codificazioni (le proprietà, i conti, le leggi, le parabole religiose), con i secoli si è poi elaborato il desiderio espressivo per dare sempre più forma alla lingua. Dall’avvento della stampa a caratteri mobili al web, assistiamo ad un’evoluzione che ci consegna espressioni come letteratura o giornalismo.
Oggi si rileva un’accelerazione, le tecnologie digitali iniziano a far accadere qualcosa di non prevedibile:in alcuni casi sono gli stessi computer, le macchine, che arrivano a generare, autonomamente, scrittura, intrecci e narrazioni.
Intorno a questi fenomeni che rientrano nello spettro d’attenzione della cosiddetta “scrittura mutante” è nato un osservatorio che fa base alla Biblioteca multimediale di Settimo Torinese ( http://www.trovarsinrete.org ) e che promuove dal 2003 un concorso sulla Scrittura Mutante alla Fiera del Libro di Torino.
E’ su questi campi di ricerca che ho articolato un libro appena pubblicato, dal titolo “Performing Media. La nuova spettacolarità della comunicazione interattiva e mobile”, edito da Novecento::libri, che trova su http://www.performingmedia.org una sua espansione tematica parallela (attraverso le “note a margine” con link) e un forum aperto con i lettori.

La scrittura mutante
Si tratta di creare punti d’osservazione sui flussi delle nuove forme di scrittura in ambiente digitale, intese come una modalità creativa che va al di là dell’esercizio alfabetico per esprimersi attraverso i molteplici linguaggi dei diversi media.
La stessa espressione “scrittura mutante” non intende assolutamente definire un genere ma una linea di ricerca che riguarda tante modalità: dalla narrazione on line alle nuove pratiche poetiche multimediali, dalle animazioni con software come Flash, agli SMS e agli MMS , dalle sceneggiature ipertestuali con caratteristiche da storyboard grafico alle tante altre forme che al momento non è quasi possibile immaginare ma su cui il mondo della sperimentazione lavora in silenzio.
Il concorso del 2004 (6) ha focalizzato, al di là di alcune preziosità di composizione html e Flash (come il delicato “Respiro” http://kynoi.it/respiro/index.htm del gruppo Kynoi e “Soultube” http://www.soultube.org), il fenomeno della scrittura connettiva che sta espandendo in modo straordinario il web come possibilità evolutiva.
In questo contesto va visto il primo premio: http://valis.it/elenco di Lorenzo Trenti. Un Wiki letterario, collaborativo e interattivo. Un’esperienza che fa del più democratico fenomeno di scrittura “collaborativa”, il Wiki appunto, un ingegnoso sistema di “regole” per la partecipazione al gioco narrativo.
Trovo altresì opportuno mettere in evidenza http://www.netzfunk.org/explit perché è una piattaforma che opera con genialità sul principio ricombinante del sistema informativo in rete, creando soluzioni ironiche che danno forma ad una scrittura automatica, basata sulla ricerca del miglior motore del web: google.
Un’ultima considerazione voglio spenderla per ciò che definisco i nuovi format web.
Emblematici per questa stessa caratteristica ludico-partecipativa sono quelli che ho definito, in diversi ambiti d’intervento, i visual web-log dove vengono realizzati dei veloci web-clip, che catturano i volti e le situazioni , per un’elaborazione sul campo, a getto continuo, basata sempre su piattaforma automatica di caricamento (oltre che testi, immagini e video) che fa del visual web-log, un diario ibrido di immagini e parole ad alto densità emozionale.
Un nuovo format del web: è, ad esempio, il “net drama” che descrive lo sguardo obliquo di uno spettatore teatrale che rigenera la propria esperienza teatrale d’alterità visionaria.
Come in http://thevioletglobe.coniglioviola.com che non ha trovato l’attenzione del gruppo di selezione ma che intendo citare perché mi fa intuire delle potenzialità ancora inedite sul fronte dell’osservazione mutagena qual’è appunto la scrittura mutante.

(1). Vedi http://www.trovarsinrete.org;per altri link vai su nel forum http://www.performingmedia.org
(2). vedi L’era dell’accesso, Mondadori, 1997
(3)vedi oltre al mio Imparare giocando. L’interattività tra teatro e ipermedia (Bollati Boringhieri,2000), i testi di Francesco Antinucci: Computer per un figlio (Laterza,2001) e La scuola s’è rotta (Laterza,2000)
(4) vedi La vita sullo schermo ( Apogeo, 1997)
(5) trovi i link nel forum http://www.performingmedia.org, seguendo il percorso: La via ludico-partecipativa alla cittadinanza digitale
(6) per la selezione 2004 di Scrittura Mutante vedi http://www.trovarsinrete.org/concorsomutante2004.htm

(*)
Carlo Infante è libero docente di “Performing Media” nelle Università, Accademie e altre agenzie formative che tendono ad interpretare l’Innovazione attraverso l’uso sociale e culturale dei nuovi media.
Ha diretto, negli anni Ottanta, festival come “Scenari dell’Immateriale” a Narni, condotto (anche come autore) trasmissioni radiofoniche su Radio1 e Radio3, televisive come “Mediamente.scuola” su RAI3.
Autore, tra l’altro, di “Imparare giocando. L’interattività tra teatro e ipermedia” (Bollati Boringhieri, 2000), “Performing Media. La nuova spettacolarità della comunicazione interattiva e mobile” (Novecentolibri, 2004), “Performing Media 1.1 Politica e poetica delle reti” (Memori, 2006) e di molti altri saggi e articoli per più testate (attualmente con MyMedia, 7thFloor, Nuova Ecologia, Left, Liberazione, Sole24ore).
Progetta interaction design urbano (www.europedia.it ) e piattaforme di creatività connettiva (come i geoglog) e di social networking territoriale, tutto linkato sul blog http://www.performingmedia.org

ola said,

marzo 31, 2008 @ 16:03

a proposito di ambienti interattivi
http://www.teatron.org/forum/viewthread.php?tid=376

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