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Edutainment

Ci sono parole nuove che rivelano non solo cose nuove ma approcci inediti con qualcosa che c’è da sempre. Come il teatro. Il termine edutainment significa coniugare l’approccio educativo con il gioco e la spettacolarità. Significa imparare giocando. E’ ciò che ho pensato vedendo That Night Follows Day di Victoria con tutti quei giovanissimi in scena l’altra sera per la stagione teatrale del CSS a Udine. Giocavano mettendo alla berlina gli stereotipi attraverso cui il mondo degli adulti li contestualizza. E’ come se avessero smontato la gabbia di aspettative e sistemi indotti in cui reggimentare la loro crescita che troppo spesso tende a negare la loro naturalezza, quella dimensione ludica meravigliosa che Elemire Zolla definì “lo stupore infantile”.

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E’ stata una splendida lezione. Sarebbe stato molto interessante condividere la platea con ragazzi della stessa età dei protagonisti. Ancora una volta ho la conferma che il teatro è il miglior pretesto che conosco per trattare del mondo. Più di letteratura e cinema. Anche perchè è stata la prima tecnologia a porci di fronte all’idea di spazio pubblico, nel condividere il nostro pensiero, associato a delle azioni. Le loro parole risuonano come delle sentenze sulla banalità del bene.

“Ci nutrite. Ci lavate. Ci vestite. Cantate per noi. Ci state a guardare mentre dormiamo. Ci spiegate le cause delle malattie e delle guerre.”

Parole che fanno riflettere su come il mondo adulto possa creare un sistema impermeabile di protezione che, anche se basato sull’affetto, tende a negare la loro essenza meravigliosa.

Quei ragazzi, diciassette bambini di età compresa fra gli otto e i quattordici anni, sono autentici, non sono interpreti di una drammaturgia. Loro stessi hanno partecipato alla compilazione di quell’esteso elenco di ovvietà attraverso cui in cui il mondo dell’infanzia è trattato dagli adulti. Sono come dei “ready made” (secondo l’accezione di Marcel Duchamp), già pronti: così come sono. Un piccolo grande impatto di realtà.

Non c’è dubbio che su uno spettacolo simile sarebbe stato importante raccogliere (in un blog ad esempio) il feedback degli spettatori. E ancor più quello di spettatori della loro stessa età.

Un pò come si sta sviluppando al Teatro di Casalecchio dell’ERT dell’Emilia Romagna dove si sta sviluppando un progetto sul teatro come palestra di cittadinanza attiva.

Se ne parla qui, in questa intervista radiofonica.

 

oask said,

aprile 12, 2008 @ 16:03

E se il teatro avesse senso solo nella misura in cui incide con la nostra domanda di teatro?
La domanda a questo punto è: qual’è la tua domanda di teatro?

carloi said,

maggio 3, 2010 @ 15:01

http://www.mypage.it/le-39-chiavi

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