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L’arte dello spettatore in rete

La summer school che si svolge a San Marino su Teatro ed Educazione alla Cittadinanza è un’ottima occasione per rilanciare delle riflessioni che porto avanti da tempo. Riguardano il concetto originario di Performing Media che al di là delle sperimentazioni di linguaggio innovativo (nell’interazione tra scena e multimedia) va focalizzato nell’empatia dello spettatore che cerca e compie il teatro con il suo sguardo (theatron).

E’ dai primi anni novanta, dai vagiti del web, che cerco nello sviluppo di Internet una potenzialità che il sistema dello spettacolo (di per sè) non riesce a esprimere (se non in modo goffo, con dibattiti e questionari). Quella di chiudere il cerchio del fatto teatrale attraverso lo sguardo dello spettatore.

Già nel 1995 a Torino con il Gruppo Entasis si è promosso con il Comune e l’AGIS un laboratorio d’arte dello spettatore utilizzando il web, coinvolgendo gli studenti delle scuole superiori in una sorta di diario on line, un blog ante-litteram.

Al momento non c’è traccia di quelle esperienze-pilota (ma prima o poi attraverso qualche backup dimenticato in qualche cassetto si riuscirà a rimetterle in rete) ma un buon esempio di quella linea di ricerca  è in questo diario realizzato, con i ragazzi delle scuole veneziane, per la Biennale nel 1999. L’anno dopo, con l’ETI e le Albe,  l’attività fu rilanciata nel Cantiere Orlando dove i ragazzi della “Non Scuola” di Marco Martinelli,  mettevano “in vita” ( più che in scena) e on line il percorso esperienziale.                                                    Uno straordinario ipertesto vitale.

Tra le tante altre iniziative svolte in questi anni va segnalato il progetto Agire nella Visione in corso al teatro di Casalecchio di Reno. Nel blog è possibile ascoltare anche un’intervista  e vedere un breve docu-video di presentazione del progetto.

logo_2.JPG

x4media said,

agosto 26, 2008 @ 23:04

l’altro blog
http://www.teatron.org/

valeriav said,

agosto 29, 2008 @ 16:07

l’attore e lo spettatore
un associazione di mutuo soccorso
indispensabili e superflui uno all’altro
per il piacere di prendersi cura….

arte par rancurarte

http://www.myspace.com/rancurarte

“è predisposto per briciole, cocci, sterco, orfani da allevare”
Luigi Meneghello

Klara said,

agosto 29, 2008 @ 16:08

Momenti di empatia

Diversità unite

Integrazione

Inidividualità riunite in comunità

Teatro utopico eppure distopico

Erica said,

agosto 29, 2008 @ 16:09

Spazio.

E’ un probelma di spazio.

C’è chi ne ha troppo. E chi ne ha poco.

C’è perfino chi non ne ha affatto ed è costretto ad infilarsi tra gli interstizi degli spazi degli altri.

Prima un piede, poi un gomito, un occhio che sporge.

elenapac said,

agosto 29, 2008 @ 16:11

summer school – parole chiave
occhi
dimensione
presenza
contatto
identità
rabbia
gruppo
fuoriuscita

Erica said,

agosto 29, 2008 @ 16:12

In interstizi polverosi e dimenticati
-fessure e crepe del mondo-
si agita il popolo negato.

La fessura è talmente gonfia di gente
che
sta per scoppiare

valeriav said,

agosto 29, 2008 @ 16:14

ma non puoi nemmeno immaginare quanto spazio c’è all’interno di un punto.

WANDA_CIRCUS said,

agosto 29, 2008 @ 16:16

Mi piace alzarmi ogni tanto e andare a fare un giretto per poi tornare qui da me .Kraaappp

atti mentali, fisici , verbali.

tempo per me .

Kraappp

riempio , respiro.

silenzio.

Kraaappp.

? chissà se Elia ha trovato la mia patente .

mi piace alzarmi ogni tanto e andare a fare un giretto per poi tornare QUI’ da mééé . KRRRRAAAPPP !!!

Erica said,

agosto 29, 2008 @ 16:17

Uno spazio schiacciato
genera creature deformi.

Uno spazio vuoto
accoglie e dà vita.

Il confine è ambiguo:
fessura dell’anima,
serratura del terrore.

Ci siamo tutti inchinati,
almeno una volta,
per guardare dal buco della serratura?

Là dietro
alla porta
c’è un mistero
che genera morte
o vita.

Bisogna stare attenti,
togliersi il fiore dai capelli,
oppure Barbablù
ci sgozzerà.

marta said,

agosto 29, 2008 @ 16:17

SOTTRARRE in un mondo abituato a sommare, aggiungere, questa è una bella sfida.
E’ come lo scultore che toglie…toglie…fino a che l’opera d’arte si palesa. L’opera d’arte era già lì, nascosta, ma presente prima dell’artista stesso, così il teatro diventa strumento per arrivare all’essenza, all’anima nascosta dell’umanità, sepolta nel labirinto oscuro delle illusioni.
Il teatro è uno strappo di luce nel fondo scuro, appare come un’incisone a MANIERANERA.
http://www.ivomosele.it/tecnmanieranera.htm

Patrizia said,

agosto 29, 2008 @ 16:19

Identità, una e molteplice
complessità che non è frammentazione
necessità di “dire” la propria esperienza…ma non ci sono solo le parole per raccontarsi
agire le parole
cercare…trovare un linguaggio comune

altman said,

agosto 29, 2008 @ 16:22

summer school 2008

ALIENAZIONE da un quotidiano etichettato, verso la riappropriazione di sè.
« L’uomo nasce libero, e ovunque è in catene »
( Jean-Jacques Rousseau, Contratto Sociale, Libro I, cap.1 “Argomento di questo primo libro”)

RINASCITA
si edifica e si distrugge per ricostruire la dimensione che ci veste meglio…e poi si ritorna a nascere.
Manuela

elenapac said,

agosto 29, 2008 @ 16:23

A proposito d’identità:

“c’è una signora che chiede al cardinale: “Ma tu chi sei?”, e a questa domanda “chi sei?” il cardinale risponde: “Risponderò con una regola classica: racconterò una storia”. Questo tipo di domande richiedono l’identificazione di una persona, l’individuazione di essa colta in tutta la sua irripetibilità, ossia nella irripetibile esistenza che ciascuno di noi ha, e c’è una sola domanda capace di far riemergere questa esistenza in tutta la sua irripetibilità: “Chi sei?” Perché se io chiedo: “cosa sei?” ebbene, allora posso rispondere accennando a una mia qualità, al mestiere che svolgo, a una mia appartenenza culturale, alla mia natura biologica, la mia specie di appartenenza… ma il “chi sei?” ha una sola risposta intesa come risposta verbale che può rendere il suo contenuto dotato di senso. Risposta che si dà nel discorso e che è appunto la narrazione, il raccontare una storia. In questo caso è ovviamente la storia di una vita.”
Tratto da: emsf.rai.it/radio/trasmissioni.asp?d=87

Marina e Sabrina

Debora said,

agosto 29, 2008 @ 16:24

Definire delle parole chiave descrittive o (peggio) riassuntive dell’attività che si stanno svolgendo alla Summer School mi è difficile. Innanzitutto perché per ora sarebbe una definizione parziale e incompleta di un processo che è ancora in essere, e in secondo luogo (ma non per importanza) perché penso che l’unica parola chiave, se si può veramente chiamare così, o meglio l’unico denominatore che credo comune al nostro essere qui come “corsisti” è RICERCA. Non importa di cosa, ma di certo ognuno di noi cerca qualcosa. Magari nel “mondo” deo teatro, nell’insegnamento di qualche maestro (fantasmatico o reale) o più semplicemente vuole tirare fuori qualcosa che gli è rimasto incastrato dentro più o meno consapevolmente e non sa ancora come nominare.
Dicono che dare un nome alle cose aiuti a circoscriverle e a definirle…
Beh, per me in fondo la ricerca è come una malattia da cui si tenta di guarire sapendo in fondo che non si guarisce mai, perché cercare spesso diventa un modo di vivere.

carloi said,

agosto 29, 2008 @ 16:25

ecco le mie parole chiave:
empatia
neuroni-specchio
alterità
gioco (mettersi in gioco) x rilanciare una delle migliori tag emerse ieri

questo x la prima sessione di lavoro, quella di ieri pomeriggio

carcere in testa (il cappello che si è messo Krapp rappresentava la fortezza di Volterra)
identità multiple
oralità

x quanto riguarda ieri sera a teatro

sottrarsi
morire a sè stessi
dionisismo
dissociazione come risorsa

x stamattina con Punzo

altman said,

agosto 29, 2008 @ 16:27

Metterti in gioco per dimostrarti che esisti.
Uscire dal grigio per godere dei tuoi colori.

ELVA

carloi said,

agosto 29, 2008 @ 16:29

a proposito del dionisimo e di artuad
http://www.teatron.org/dioniso/

claudia said,

agosto 29, 2008 @ 16:31

RISCOPRIRSI
CONFUSIONE
Mi sento come un frullatore in cui sono mescolate una molteplicità di domande alle quali probabilmente non saprò mai dare una risposta compiuta ma probabilmente è proprio questo il “bello” della nostra esistenza:non avere risposte troppo precise che ci paralizzano e non ci permettono di vedere quello che c’è oltre il normale apparire.

alan said,

agosto 29, 2008 @ 16:31

Riflettevo su quello che diceva Punzo http://it.wikipedia.org/wiki/Armando_Punzo)
quando parlava del sottrarsi….

sottrarsi, sottrarsi sottrarsi…

l’idea è interessante, perchè da un lato si viene a creare una specie di “bolla”, un angolo di sospensione sul mondo delle quotidianità…
(ricorda tanto la “suspension of disbelief” (tradotto = “sospensione dell’incredulità”) di Coleridge, uno stato molto bello in cui tutto diventa possibile…

http://en.wikipedia.org/wiki/Suspension_of_disbelief

cerco di immaginarmi la sensazione che hanno provato i carcerati quando erano lì, per la prima volta, difronte a quella stanza così diversa dalle altre… un altro mondo…

dall’altro lato però mi è sorto un dubbio….
non è che, a forza di sottrarsi, lo spazio che lasciamo non venga occupato da quel modello unico di cui Punzo parlava?

è un pò come ne “La Storia Infinita” di Ende… ma al contrario…
è come se Fantàsia invece di essere mangiata dal Nulla, si riempisse di un virus che si sta diffondendo in modo strisciante e sottile….

penso che l’operazione di frammentare, di distogliere, di sia solo un primo passo verso la ricostruzione di un senso… credo che sia importante trovare una specie di “fil rouge” che unisca idee, emozioni, sogni di persone in modo da creare le basi di un cambiamento di quegli aspetti del mondo che non ci piacciono e che vorremmo vedere diversi da come sono ora.

prima che il marketing possa colonizzarlo e farne un uso improprio…

A.

naomi sindona said,

agosto 29, 2008 @ 16:33

Paradigma della COMLESSITA’
EMPATIA: è la capacita di comprendere cosa un’altra persona stà provando http://it.wikipedia.org/wiki/Empatia

Il teatro funge nell’empatia
arte dello spettatore
tempo transizionale
navigare all’interno dei conflitti
NECESSITA’ di quello che si fà
stare dentro
percorso consapevole
uscire fuori da sè- morire a sè stessi
LA CRESCITA AVVIENE ATTRAVERSO LA CRISI: L’urlo del bambino nella nascita, è messaggio di vita; di un’urlo drammatico, un passaggio attraverso un viaggio tortuoso, faticoso ma pieno di vita strappata, voluta-non voluta.
-Naomi-

mara said,

agosto 29, 2008 @ 16:34

TEATRO DELL’ASSURDO
CONDIVISIONE DELL’ASSURDITA’…SBIGOTTIMENTO
costernazione,
sgomento,
smarrimento,
stupore,
confusione,
meraviglia,
caos

MONOLOGO

WANDA_CIRCUS said,

agosto 29, 2008 @ 16:35

signor Carlo Lei è Troppo veloce per me!! ma è bello starle dietro !!!

KKKRRAPP!!! bobina!!!

valeriav said,

agosto 29, 2008 @ 16:36

certe cose dovrebbero essere così belle di per se che è un pò un peccato doverle spiegare con altre parole………….forse quando c’è questa necessità la materia di partenza non è così bella come sembrava?

e uso “bella” tanto per dire….

pensavo al carcere in testa…io non ci ero arrivata….sono stupida io o era criptico lui? bah…

in questo caso la parola chiave è veramente chiave!

eleonora said,

agosto 29, 2008 @ 16:39

Mancanza. Vuoto da colmare.
Abbandonarsi in balia degli eventi, spegnere la mente per sentire la propria voce.
Provare a sentire se stessi lasciandosi guidare dagli altri. Paradosso.
L’altro come fonte di conoscenza.
E mi ritrovo denudata,
spogliata di tutto quello che mi ha portata sin qui.
Muovo un braccio, una mano, un piede…ed è cambiata tutta la mia percezione del mio corpo.
Re-imparo a conoscermi.
Dò voce a parti di me mai ascoltate.
Timore di buttarmi nell’ignoto,
eppure coraggio e curiosità, di me.
Un me che si ri-scopre.

Destabilizzazione e piacere della nudità.
Presenza nell’assenza.
Per sforzarci di non somigliare a chi non amiamo.

carloi said,

agosto 29, 2008 @ 16:46

ora stiamo vedendo le parole chiave che sono emerse e saarebbe interessante selezionarle per individuare quali sono le più condivise.

fedegipsy said,

agosto 29, 2008 @ 16:47

MI INTERESSA….
Mi interessa sporcarmi le mani
Mi interessa DE-FORMARE
Mi interessa implicarmi
Mi interessa non essere indifferente

Autonomia-partecipazione-condivisione

Re-esistere equivale a morire tante volte, una morte che non è mortificazione ma completamento del ciclo della vita

KAIROS-ANANKE-KRONOS

“Voglio essere scomodo nel mio non sapere la vita”

Klara said,

agosto 29, 2008 @ 16:48

presenza – assenza

re – (prefisso che promette reiterazioni, nuove possibilità, ritorni, riscatti e revisioni)

claudia said,

agosto 29, 2008 @ 16:52

sintesi della sintesi………..
SOTTRARRE
CAOS
CONFUSIONE
EMPATIA
GIOCO

carloi said,

agosto 29, 2008 @ 16:52

attore
spettatore
occhi
presenza
contatto
indispensabile/necessario
superflui
individualità riunite in comunità/ass.mutuo soccorso/gruppo
diversità unite
identità
empatia
integrazione spazio
tempo
atti/agire
silenzio
complessità
linguaggio comune
raccontarsi/oralità
chi sei?
alienazione
rinascita
ricerca
alterità
gioco/mettersi ingioco
morire a se’
dionisismo
stupore
confusione/caos
carcere in testa
riscoprirsi

WANDA_CIRCUS said,

agosto 29, 2008 @ 16:55

Elisabeth Bing _ HO NUOTATO FINO ALLA RIGA

http://www.scuolalonghena.org/progetti/scritturacreativa.htm

COFFEE BREEK ?

sIG CARLINO ?? COME SI FA A METTERE UN’IMMAGINE SUL BLOG?? NON L’HO FATTO .

A. said,

agosto 29, 2008 @ 16:55

a proposito dello “spettacolo” di ieri sera, summer school itinerari di re – esistenza, cerco un recupero di suggestioni interessanti del momento seguite da parole chiave:
1°: le banane, la masticazione lenta e rumorosa, quasi a disarticolare il silenzio assordante nella “fortezza senza compagnia”
lentezza, solitudine, resa, disgusto, rospo.
2°: bobina? topina? mamina? non capisco. Ricordo? Help!
Richiesta del Personaggio tra tecnologia e amore mancato. Krapp. OK, ci sono: registrazione esistenziale, traccia di se stesso, rewind
3°: mi piace (gli piace) ogni tanto uscire a fare un giretto per poi tornare qui (lì), da me (da sè) con un cappello a forma di fortezza (me la porto dietro!)
Sogno speranza; illusione disillusione. Banane
4° Risate, sguaiate, disperazione?
5° Matitone: commozione, lacrime.
Le stelle dipinte sul muro, sul volto
IMMAGINAZIONE.

(Antonio)

eleonora said,

agosto 29, 2008 @ 16:56

essere una voce. dare voce.
essere seme e contemporaneamente lasciar fiorire il seme gettato dall’Altro.
Contemporaneamente. E sempre.
Flusso
Non-fine
Ricerca
Cerchio che non si chiude.

naomi sindona said,

agosto 29, 2008 @ 16:57

L’emigrazione del suono profondo di sè e della cultura
http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/2/29/Quarto_Stato.jpg
condivisione e arricchimento
-Naomi-

marty said,

agosto 29, 2008 @ 16:57

riscoprire ogni volta un’altra me

uscire fuori da me, morire a se stessi, ricercare

necessità di passare dalla crisi per arrivare alla creazione, reimmaginarsi un destino, un’identità per allontanarsi dalla quotidianità

complessità

uno sguardo, un respiro

altertità: uscire fuori di sè per andare incontro all’altro
http://www.comitatopace.it/progetti/lamiascuolaperlapace/corso/educare.htm

giocare e divertirsi!

voglio continuamente scoprire il bambino che è in me, che sogna, che crea realtà nell’immaginazione, che gioca con gli altri in questa relazione fantastica che è il teatro, voglio andare oltre il giudizio, oltre gli schemi mentali, per superarmi e superarmi ancora. SORRIDI!

empatia e partecipazione

condivisione e arricchimento

A. said,

agosto 29, 2008 @ 16:58

Ispirazione
Presenza
Concentrazione
Punto
Energia
Esplosione
Tensione
Stanchezza
Occhi
Sguardo
Abbracci
Come un paesaggio
Alba

A.

WANDA_CIRCUS said,

agosto 29, 2008 @ 16:59

LO FACCIO ANCH’IO ???

http://www.pellizza.it/quarto.htm

Erica said,

agosto 29, 2008 @ 17:02

Lo spazio
è per le “guerre spaziali” di cui Bauman (http://it.wikipedia.org/wiki/Zygmunt_Bauman)
parla nel libro Dentro la globalizzazione.

La gerarchia sociale
in un mondo globalizzato
è data dalla possibilità di muoversi nello spazio.

Coloro i quali i Paesi sono luoghi da attraversare e possedere
sono in cima alla piramide globale.
Coloro i quali sono costretti all’immobilità
o alla mobilità clandestina
sono l’ampia base
dell’inquietante piramide.

WANDA_CIRCUS said,

agosto 29, 2008 @ 17:05

ORALITà SEX BANANE BOBINE

DIMENSIONE INTERUMANA

PERFORMING

PESCI NELLO SPAZIO INTERGALATTICO

TECNOLOGIA DELLE COMUNICAZIONE

LE PAROLE FENDONO L’ARIA ED ATTRAVERSANO IL CORPO .

GRAZIE 🙂

carloi said,

settembre 2, 2008 @ 14:00

è chiaro che scrivere in rete, tutti insieme vorticosamente, non produce una scrittura compiuta, logico-conseguenziale, lineare ma sinaptica, combinatoria. E poi con queste parole, chiave a grappolo… Spilucchiamole come l’uva.

Troppa frammentazione? Si e va bene così.
Anche perchè questo è lo sprito di questo lavoro che cerca tra i riflessi degli sguardi posti intorno ad esperienze teatrali così ricche e multidimensionali come quelle quelle di Punzo e Cassanelli, la molteplicità di rifrazioni.

Ciò non serve per interpretare, anzi. E’ un processo di esternazione ( è per questo che è salutare l’immediatezza della scrittura, come quella automatica teorizzata dai surrealisti…) per cogliere le peculiarità dello sguardo con le sue motivazioni a monte.

Vi ricordate la domanda: cosa cerchi dal teatro?
a proposito ecco delle altre risorse on line dove c’è qualcuno che risponde a questa domanda
http://www.teatron.org/primavera/

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